La Storia della Biblioteca


Le origini
Le origini della biblioteca diocesana risalgono al XVI secolo, a partire, cioè, dalla fondazione del Seminario avvenuta nel 1568 ad opera del vescovo Giulio Parisani, in applicazione dei decreti del Concilio di Trento.
La nuova istituzione si trovava, però, in una non florida situazione finanziaria e i giovani dovevano mantenersi a proprie spese; il che autorizza a pensare che in questi primi anni la biblioteca interna fosse molto ridotta. Come del resto era ridotta l’istruzione che vi si impartiva, tanto è vero che la visita apostolica di Francesco Sormani del 1571 dovette prendere atto che le uniche discipline insegnate erano Grammatica e Canto, alle quali venne in seguito aggiunta, per impulso dello stesso visitatore apostolico, anche Dottrina cristiana.
Le circa seicento Cinquecentine presenti nel fondo antico non risalgono con molta probabilità al nucleo originario della biblioteca, ma provengono dalle più tarde soppressioni di monasteri o conventi e da lasciti provenienti dalle biblioteche personali dei sacerdoti.

La “concorrenza” dei Gesuiti
La situazione economica rimase precaria anche nel secolo successivo, tanto è vero che, quando nel 1627 i Gesuiti aprirono le loro scuole a Rimini, il Seminario faticò a reggerne la “concorrenza” sia per la gratuità dell’insegnamento offerto dalle nuove scuole, sia per la novità del loro insegnamento e, non da ultimo, per il superiore livello dei servizi, quali appunto quelli della biblioteca. Gli insegnanti del Seminario vennero ridotti da cinque a tre (rettore, maestro di grammatica ed economo) e gli stessi seminaristi furono costretti a frequentare il ginnasio dei padri di Sant’Ignazio.

La biblioteca nel ’700
Fu il vescovo Ludovico Valenti (1759-1763) che, oltre a provvedere all’ampliamento dei locali del Seminario, a migliorare gli stipendi dei professori e a incrementare le discipline di studio, provvide anche ad arricchire e aggiornare la biblioteca con l’acquisto di importanti opere in più volumi
Il successore di Valenti, Francesco Castellini, dopo la soppressione della Compagnia di Gesù, avvenuta nel 1773 dovette traslocare il Seminario per la terza volta: dalla sede da poco ricostruita vicino al tempio Malatestiano all’ex collegio dei gesuiti, il collegio di San Francesco Saverio. In questa circostanza al Seminario vennero concesse molte delle proprietà dei gesuiti, ma la ricca biblioteca venne invece trasferita a Roma.
È da pensare che i testi con l’ex libris della Compagnia di Gesù presenti nella biblioteca diocesana provengano non tanto dal soppresso Collegio, quanto piuttosto da singole persone, probabilmente dai molti gesuiti, cacciati dalla Spagna e dal Portogallo, che proprio a Rimini avevano trovato accoglienza.

La soppressione di Napoleone
Nell’ex convento dei gesuiti, tuttavia, il Seminario non rimase molti anni, perché già nel 1796, quando il convento di San Francesco Saverio venne venduto ai padri Domenicani, dovette traslocare nella sede ristrutturata dal vescovo Valenti, dove rimase fino alla soppressione di Napoleone avvenuta due anni dopo. Nell’inventario steso in questa occasione ad opera del notaio Nicola Masi non viene citata la biblioteca. Si dice soltanto che essa venne sigillata in due camere e che le chiavi erano custodite presso l’Amministrazione centrale.

Il documento più antico
Il documento più antico è, in realtà, piuttosto recente. Si tratta di un inventario generale dei beni mobili e immobili del Seminario che porta la data del 1 novembre 1849, e alle pagg. 40-83 elenca i libri presenti in biblioteca: 1100 opere di 889 autori, per un totale di 2285 volumi. Dai titoli risulta una biblioteca “specializzata” in filosofia, omiletica, morale, storia, diritto ecclesiastico, ma ricca anche di testi di letteratura latina e greca, di ascetica e di agiografia.

La prima schedatura
Nel 1890, ad opera dell’allora rettore del Seminario, il canonico Gaetano Nicolini, venne fatta una schedatura non completata, di circa 2000 volumi. Purtroppo, se ne conserva solo la notizia.

Le rovine della guerra
A partire dai primi anni del ’900, grazie anche all’interessamento dei vari rettori, la biblioteca vide un discreto incremento. Soprattutto negli anni in cui fu rettore il canonico Michele Rubertini (dal 1919 al 1943) vi furono importanti lasciti, alcuni dei quali però, completamente dispersi durante la guerra.
I bombardamenti degli ultimi mesi del 1943, infatti, distrussero oltre che il Vescovado e parte del Tempio Malatestiano, anche il Seminario, e quello che rimaneva della biblioteca rimase a lungo incustodito, finché fu fortunosamente messo in salvo dal rettore Rubertini.

L’opera del vescovo Biancheri
Dopo la guerra nel ricostruito Seminario di via Mentana venne riportata la biblioteca, ma ammucchiata senza ordine e alla rinfusa.
A preoccuparsi di riordino radicale, secondo criteri condivisi a livello nazionale fu il vescovo Emilio Biancheri, quando inaugurò la nuova sede del Seminario in via Covignano (1962) vi fece sistemare la biblioteca e chiamò padre Eugenio Setale dell’abbazia benedettina di Farfa perché la sistemasse.
Nel 1992 con l’assunzione del primo bibliotecario a tempo pieno, si diede inizio a un nuovo sistema di classificazione e di collocazione.

La biblioteca oggi
Una svolta significativa nella storia della biblioteca si è avuta nel 2007, con il trasferimento nella antica sede dell’abbazia Santa Maria Annunziata Nuova di Scolca del Seminario Vescovile e della sua biblioteca. Con decreto vescovile si trasformava la biblioteca del Seminario in Biblioteca diocesana “mons. E. Biancheri”.
La biblioteca si presenta oggi composta di circa 60.000 volumi distribuiti in quattro ambienti: il fondo antico, che conserva le opere pubblicate dal Cinquecento all’Ottocento; la sala studio, dove sono poste a scaffale aperto opere di pronta consultazione – dizionari ed enciclopedie – e alcune delle sezioni disciplinari più frequentate come Patrologia, Teologia, Liturgia, Diritto canonico e sono a disposizione per la lettura gli ultimi numeri delle riviste e dei quotidiani in abbonamento; la sala biblica, che raccoglie gli studi moderni sulla Sacra Scrittura; il deposito librario sotterraneo, parte del quale è destinata alla conservazione delle riviste.